Sarebbe bello guardarmi allo specchio un giorno e sorridere a quel riflesso: felice di essere me semplicemente.

Vorrei bastarmi e non dare colpe agli altri se sono così sola, sola dentro.

Sotto quella luce, mi avvicino di più a quell’immagine troppo nitida di fronte a me e non c’è niente che mi piaccia.

Non è più quella fase adolescenziale in cui ti vedi brutta comunque, pure quando non lo sei, sono troppo giovane per essere donna, ma troppo grande per fare la ragazzina, eppure, in quello scherzo di fronte a me vedo solo una figura vuota, priva di qualsiasi senso, sta lì triste, scarna, sfatta, incupita e non ha niente di bello.

Il mio sorriso è grigio e cupo, si è spento.

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In your mind

Sono pazzamente gelosa di tutto quello che sei, dei tuoi lineamenti, dei tuoi angoli e di tutto ciò che pensi… Vorrei conoscerti nei rituali con cui ti fai la barba, negli sguardi con cui distrattamente guardi il tuo viso riflesso nello specchio… Vorrei capire se sorridi quando ti svegli, appena, in maniera improvvisa, ti ricordi che esisto dopo una notte lontana e sconosciuta, come la memoria che torna violenta dopo uno stato di totale incoscienza… Vorrei sapere se prima di chiudere gli occhi sei davvero vicino a me, o, se ti rifugi ancora in qualche ricordo sfocato, che ti spaventa, che ti tormenta e non arriva a me… Ho paura di quell’essere soltanto di te stesso, quella parte che non mi darai mai , quel lato di cuore che non m’appartiene, che è per te, solo per te… Quel battito diverso che non ti chiederò mai, ma che mi ricorderà sempre che esiste… Eppure, scegli di ospitare ogni giorno una parte di me nel tuo spirito e di concedemi un po’ della tua solo per amore, lo so che è vero…mi domando perché lo fai, se ti reca almeno un po’ di felicità…se i tuoi fremiti sono simili ai miei, se le sensazioni che provi sono belle quanto le mie… Vorrei conoscerti come una seconda vita, come se all’improvviso fossi addirittura te… Vorrei amarti come se amassi me stessa … Dentro nel profondo, come se tu fossi me!

Rudere

 Non so perché ma alla gente non piace vedere queste vecchie decrepite mura davanti casa mia. Tutti a dire” ma quand’è che lo demoliscono?”, oppure, “si dovrebbe fare un po’ di pulizia” riferendosi sempre al mal calpitato, insomma, non è che stia molto simpatico alle persone. 

Eppure, a me piace guardare fuori della finestra e vedere questo. Sono innamorata di quel rudere, che rende tutto così lontano dal tempo e dal resto che ci circonda. 

E dunque, scatto una foto così per immortalare la sua magia, per catturare il romanticismo che esce da tutte le sue crepe.

Semplice sfogo, nulla di che!

Questa società mi spaventa! Mi sbaglio  o la fuori stanno diventando veramente tutti uguali? Non sopporto tutto questo, il fatto che alla fine lo strano sia chi ha la sua personalità.

Odio quelli che si vestono tutti allo stesso modo perché lo dice Tizio o Caio.

Odio quelli che ascoltano tutti la stessa musica perché adesso va di moda quel gruppo o l’altro.

Odio quelli che su Facebook scrivono tutti le stesse frasi, come se fossero dei cretini. La prima volta può essere anche divertente una battuta, ma avere la homepage piena scassa un po’ i “cosiddetti”.

Odio quelli che leggono tutti i stessi libri, solo perché conoscono aforismi fighi di quello scrittore. Gente così non è degna di leggere un libro!

Ma se ne rendono conto? O, hanno subito una lobotomia?

Il padrone MERCATO li sta commercializzando tutti e loro si credono ancora gli “alternativi”!

Impara l’arte 

Sogno di imparare a scrivere. 

Fin da piccola ho sempre avuto un problema, tutto quello che facevo non trasmetteva nulla, dai racconti, ai disegni, al canto apatico. Mi sono impegnata, mi sono sforzata di far uscire quello che avevo dentro, ma non ci sono mai riuscita, finché non attraversai un momento buio, che fece un grosso squarcio nella mia anima e liberò in parte quell’essenza che credevo di non avere. Per questo spesso pubblico pezzi piuttosto depressi, li scrissi quando ero in frantumi, ma almeno ero vera e “nuda”.

Ora, non so perché ma credo di aver perso qualcosa, ossia, sono felice, ma tutto ciò mi ha portato via il mio bisogno di scrivere. Ho scritto per una vita su diari segreti e ho fatto anche vari tentativi per buttare giù un romanzo, ma il punto è che la mia era una necessità, e, ora che sono stata svezzata in qualche modo, non ci riesco più. 

Questo mi sconforta. 

Non ho mai avuto un talento particolare, l’unica cosa che ho sempre  saputo fare è leggere. Mi prendevano continuamente tutti in giro proprio perché non ero nient’altro che un topo di biblioteca. Mi ci perdevo in quei libri, sognavo ad occhi aperti. Mi sono innamorata, beh, credo almeno un centinaio di volte ( anche se il mio preferito è senza dubbio Mr. Darcy), e, ho sempre fantasticato che un giorno anch’io avrei scritto una storia tutta mia, una come quelle che mi facevano sentire i sentimenti senza mai averli conosciuti prima.

Ormai sono grande e mi rendo conto che non sono brava e non ho nulla di speciale, e, che forse non mi resta che lasciare questa strada solo come una passione, ma del resto mi innamorai della scienza pur avendo un cuore sensibile, e, forse scelsi il mio percorso lì quando mi stupii davanti al miracolo della vita in una piccola cellula.

Una promessa alla mia cara confidente penna, però, è dovuta: “Non smetterò di scrivere… Mai!”

Perché in fondo, un po’, ancora ci spero.

rabbia confusa

Non sono mai stata una ragazza principesca, “acqua e sapone”, con la bellezza addosso perfino in pigiama; piuttosto ho sempre preferito celarmi sotto del trucco, con quel mascara sempre troppo abbondante perché mi proteggesse dagli sguardi indiscreti. Ci sono segni da mascherare sulla mia pelle, cicatrici di tutto il disprezzo che ho avuto nei miei confronti, per ogni azione sbagliata, per ogni situazione che non ho saputo reggere. Mi sfregiavo il viso con le mie stesse mani. Spingevo talmente forte le unghie nella carne, da farmi uscire il sangue, fino a che il dolore non era abbastanza da arrendermi.
Nessuno ha mai capito, ma c’è qualcosa che mi divora lo spirito. C’è un “mostro” che vive in me, fatto di tante spiacevoli emozioni e troppe colpe. È quel bisogno di piangere che c’è quando sei in solitudine, quando pure in mezzo a mille persone, che ti parlano e si preoccupano per te, tu sei solo. La gente ti sfiora, però tu sei invisibile, e allora, continui a camminare senza lasciare traccia.
Il mondo che hai dentro non lo lasci guardare, i tuoi passi sono veloci e la testa è bassa, per non permettere che qualcuno ti possa notare e riconoscere quello che c’è dietro i tuoi occhi.
Come si uccide il “mostro”? … Si potesse almeno zittirlo, metterlo a tacere per qualche minuto. Spegnere il cervello e nascondermi da tutti quei pensieri che parlano di consigli ed errori che continuerò a commettere. Mostrano tutti i possibili attacchi. Le cose che, alla fine, verranno a farmi male.
Uno dei suoi colpi bassi più frequenti è l’insonnia. Quelle notti in cui sembra un miracolo poggiare la testa sopra uno stramaledettissimo cuscino e semplicemente poter dormire. Sai che i secondi diventeranno interminabili. Ti rigiri, cambiando mille volte posizione, togli e metti le coperte, ma niente, ogni tentativo è inutile di fronte al tuo problema. Di lì a iniziare con gli ansiolitici, antidepressivi e roba simile, non ci vuole molto. Nemmeno te ne accorgi e già inizi ad averne bisogno. Ti fanno stare meglio le prime volte, poi, però non bastano più neanche quelli e poi ci sono sere in cui nemmeno l’alcool ti aiuta come dovrebbe e quel tuo volerti divertire per forza diventa ridicolo. Ti guardi allo specchio e vedi il tuo riflesso che si prende gioco di te, con quell’espressione che sta lì a dirti “fallita”. Vorresti spaccargli la faccia. La tua faccia.